Uno dei principali esempi della capacità degli atenei di mettere in campo processi di digitalizzazione all'avanguardia è dato dall'adozione, oltre vent'anni fa, del sistema di voto elettronico. Una percorso accelerato dalla pandemia, ma già perfettamente integrato nella prassi delle elezioni degli organi di governo degli atenei. 

Per il sistema accademico nazionale, infatti, Cineca ha sviluppato il primo sistema di voto elettronico, in Italia e in Europa, nel 1998, su richiesta del Ministero dell’Università e della Ricerca. Dall’anno successivo il sistema è stato utilizzato dal Ministero e da tutte le università italiane per la composizione degli organi preposti alla valutazione dei candidati nei concorsi per le cattedre universitarie, le “valutazioni comparative” e successivamente è stato adottato da alcuni atenei per gestire le elezioni dei propri organi istituzionali.  

E-vote: il primo sistema di voto telematico 

E-vote, nella sua prima versione, è stato sviluppato in risposta alla legge 210/98 (perfezionata dal D.P.R. 390/98) che in quegli anni ha profondamente modificato il processo di reclutamento dei docenti e dei ricercatori delle Università  italiane. L’utilizzo dei sistemi di voto tradizionali su base cartacea non avrebbe consentito di amministrare tutte le variabili introdotte dalla nuova legge. In particolare, non avrebbe potuto gestire il decentramento delle operazioni di voto su tutto il territorio nazionale e contemporaneamente consentire l’accentramento presso le singole sedi universitarie delle operazioni di scrutinio di competenza. 

Entrato in produzione nel 1999, il sistema di voto elettronico ha consentito la gestione delle elezioni di diversi organi istituzionali degli atenei garantendo la sicurezza, l’anonimato e la segretezza del voto, così come l’integrità delle informazioni trasmesse. Le oltre 200 postazioni di voto, distribuite negli atenei in tutta Italia, erano installate su computer Javastation, ed erano dotate di smart card crittografiche. Gli elettori votavano in seggi presidiati per via telematica grazie a collegamenti su linea ISDN in un sistema chiuso all’utenza esterna. Tutto il processo si basava su tecnologie di cifratura delle informazioni conformi agli standard di sicurezza internazionali.  

Il voto telematico si diffonde 

Nel 2011, per rispondere a una crescente richiesta da parte degli atenei, il sistema è stato reingegnerizzato in modo da facilitare sia lo svolgimento delle elezioni degli organi di governo sia di quelle di rappresentanti interni di atenei e enti, tra i quali Rettori, Presidenti, Commissioni di Valutazione, Comitati, Consigli scientifici, Organi Accademici, rappresentanze studentesche, e altre ancora. Nella nuova versione, u-Vote ha mantenuto la struttura di sistema distribuito, ma ci sono stati significativi cambiamenti nell’architettura di rete. Mentre nel sistema del 1998 i server centrali sono raggiungibili solo attraverso una rete privata ISDN, u-Vote offre anche una connettività VPN su rete pubblica. 

Le certificazioni 

Prima dell’avvio della sua seconda implementazione, attualmente in produzione, u-Vote è stato esaminato dalla Commissione per la Validazione delle procedure telematiche istituita dal Ministero, che ne ha confermato la sicurezza in termini di garanzia di anonimato, segretezza e congruità delle preferenze espresse dagli elettori. La Commissione ha valutato in termini positivi anche la coerenza con le raccomandazioni sull’ “e-voting” del Comitato dei Ministri del Consiglio Europeo, come risulta dalla relazione sintetica “Verifica della conformità del sistema u-Vote alle norme europee sui sistemi di voto elettronico”, elaborata dal Dipartimento di Elettronica Informatica e Sistemistica dell’Università di Bologna. 

Non esistendo, a livello europeo, una precisa norma che stabilisca gli standard tecnici a cui attenersi nella progettazione e realizzazione di un sistema per il voto elettronico, le commissioni hanno seguito le indicazioni a quello che ancora oggi, è il riferimento ufficiale per il voto elttronico, ovvero la Recommendation Rec(2004)11 adottata dal Comitato dei Ministri del CoE nel 2004:  "Legai, operational and technical standards for e-voting". 

 The Council of Europe continues to be the only organisation that has set intergovernmental standards in the field of e-voting.  

The Recommendation Rec(2004)11 on legal, operational and technical standards for e-voting remains the only source of reference on the subject. It is used in national jurisprudence even in non-member States, as well as by other relevant international actors.

Dal voto telematico al voto online e da remoto 

Risale al 2011 anche la prima versione online del sistema di voto, basata su Applet Java, che fino al 2015 ha consentito anche di gestire le votazione da remoto tramite pc personali degli elettori, ed è stata utilizzata per alcune elezioni studentesche e anche per alcune elezioni di Rettori. Lo sviluppo della soluzione da remoto in uso oggi, compatibile con dispositivi come smartphone, tablet, PC e qualsiasi dispositivo personale connesso a Internet, si è svolta nel corso del 2020, in risposta alle numerose richieste, originate dall’emergenza sanitaria. Il sistema è entrato in funzione nell’ottobre del 2020.  

Per la gestione delle votazioni da remoto è stato realizzato un nuovo client di voto espressamente sviluppato per i dispositivi personali, mentre sono stati mantenuti l’architettura e il protocollo di voto impiegati dal sistema u-Vote a garanzia di segretezza e anonimato. Anche la gestione delle preferenze di voto e lo scrutinio avvengono con la stessa procedura impiegata dal sistema u-Vote “classico”.  

Ad oggi si sono svolte circa settanta elezioni con votazioni da remoto, in circa trenta atenei, per l’elezione di Rettori, Senato accademico, rappresentanti degli studenti, organi dei dipartimenti, Giunte, Consulte, Nuclei di valutazione... 

Tra le principali elezioni svolte tramite il voto da remoto, quelle che hanno portato alla nomina della prima rettrice dell'ateneo di Roma La Sapienza, la prof.ssa Antonella Polimeni, con una percentuale di votanti di oltre il 74%.

Voto da remoto, privacy e rispetto della segretezza 

Quali sono le problematiche del voto da remoto, e come sono state risolte?  

Compatibilità

La compatibilità del sistema con tutti i dispositivi attivi al momento delle elezioni non è ovviamente possibile, tuttavia Cineca ha fatto in modo di ampliare quanto possibile la casistica. C’è da considerare che, essendo possibile utilizzare diversi dispositivi, nel caso in cui il votante dovesse riscontrare problemi gli sarà sufficiente utilizzare un browser più recente, oppure cambiare dispositivo passando, ad esempio, dallo smartphone al PC.  

Identità degli elettori 

Il sistema realizzato da Cineca garantisce la segretezza del voto tramite un protocollo che separa, a priori, l'identità del votante dal voto espresso registrando il voto nell'urna in maniera cifrata, senza nessun riferimento al votante, ma non può garantire l’identità del votante non essendone prevista l’identificazione da personale incaricato.  

L'accesso al sistema di voto è consentito solo tramite autenticazione, può avvenire con diverse modalità: credenziali emesse ad hoc, credenziali istituzionali dell’ente di afferenza, SPID. Queste modalità limitano l’accesso al sistema da parte di terze persone, ma non impediscono né che il votante possa cedere volontariamente le proprie credenziali, né che qualcuno possa trafugare i dati stessi. Da un lato, c’è la correttezza del singolo che è tenuto a conservare opportunamente le credenziali e a non cederle a terzi volontariamente. Dall’altro, essere costretti a votare contro la propria volontà costituisce un illecito, che va segnalato alle autorità. 

Premettendo che in presenza di scenari in cui si possano verificare intromissioni illegali, non esistono soluzioni definitive per garantire il corretto funzionamento del sistema di voto, tra le possibili soluzioni anticoercizione c’è la possibilità di consentire all’elettore di modificare le proprie preferenze fino alla chiusura delle votazioni, o di prevedere la doppia modalità di voto, da remoto e in seggio presidiato, che veda abbinate una fase in cui si può votare da remoto, e una per votare ai seggi. L’elettore avrà dunque la possibilità di andare a votare presso Il seggio anche se ha già votato elettronicamente, e il suo voto al seggio sostituirà in via definitiva quello espresso da remoto. 

Integrità del dispositivo di voto 

Votare in una postazione di voto configurata, su un canale riservato come una VPN garantisce che la postazione di voto non sia alterata, e che questa sia quindi priva di virus, spyware o altro software indesiderato. Cineca ha attivato meccanismi di valutazione dell’integrità delle schede che, al momento dello scrutinio, rilevano eventuali tentativi di alterare l'espressione del voto. Ma nella modalità di voto da remoto, indipendentemente dalla complessità del metodo di autenticazione adottato, e dalle misure di verifica dell’integrità del voto, non è possibile garantire che l’elettore non sia osservato, che non sia costretto da qualcuno a votare contro la propria volontà, oppure, infine, che sia proprio lui, personalmente, a esprimere il voto.  

Quando è consigliabile usare il sistema di voto elettronico da remoto?

I sistemi di voto elettronico da remoto che utilizzano dispositivi elettronici sia per l’espressione della preferenza sia per lo scrutinio, possono apportare notevoli vantaggi ai processi elettorali: contribuiscono a incrementare l’affluenza alle urne, permettendo di esprimere il voto da luoghi diversi dai tradizionali seggi, e generano un considerevole risparmio di tempo, soprattutto nelle operazioni di scrutinio, che si svolgono con tempistiche certe e senza contestazioni sull’interpretazione di ogni singola scheda. D’altra parte, per quello che riguarda il voto da remoto, in assenza di personale preposto a garantire un ambiente "protetto",  diventa teoricamente impossibile garantire che soggetti terzi non influenzino o costringano un elettore a votare diversamente da come avrebbe voluto, oppure che violino la segretezza del voto per essersi trovati nella possibilità, anche casuale, di vedere lo schermo durante l’espressione delle preferenze. 

In contesti in cui queste eventualità siano considerate poco probabili e ci sia una diffusa predisposizione dell’elettorato a votare tramite i propri dispositivi, il voto da remoto è una soluzione sicuramente vantaggiosa, che andrebbe comunque integrata con un certo numero di chioschi pubblici per tutti coloro che non potessero o volessero usare un proprio dispositivo.