Mentre procede la consegna delle componenti del supercomputer Leonardo sono in corso le operazioni di “flussaggio” delle tubazioni del circuito di raffreddamento del datacenter, ovvero la pulizia dei tubi per garantire l’efficienza dell’intero sistema. La sostenibilità è uno dei pilastri che ha guidato fin dall’inizio l'intero progetto, dalla costruzione del datacenter presso il Tecnopolo di Bologna, fino alla progettazione del supercomputer stesso. Tutte le soluzioni tecnologiche sono state valutate anche dal punto di vista del loro impatto ambientale: dall’infrastruttura elettrica e meccanica, all’illuminazione e, in particolare, alle tecnologie usate per raffreddare Leonardo e le sale del datacenter. 

La potenza frigorifera necessaria per la climatizzazione è stata suddivisa in quattro centrali che alimentano due circuiti ed i relativi impianti, operanti con due temperature differenti. 

I rack di Leonardo sono raffreddati con acqua temperata: l'acqua entra nei circuiti di raffreddamento del supercomputer a 37°C ed esce a 47°C, per essere inviata agli smaltitori adiabatici, detti drycooler, che la riportano alla temperatura di 37°C. Non i classici gruppi frigo, ma enormi “ventilatori” collegati a batterie adiabatiche, che sfruttano l’evaporazione dell’acqua per abbattere la temperatura. 

Il condizionamento della sala macchine, e di tutti i locali tecnici in generale, viene effettuato con acqua refrigerata: l'acqua, portata a 19°C dal chiller, viene inviata nelle diverse sale per raffrescarle, e torna al chiller con una temperatura di 26°C. 

Complessivamente il circuito è composto da circa 10 km di tubi, coibentati (circa 7 km per il circuito principale, e 3 km per quello secondario) che dalle centrali porteranno l’acqua refrigrerata e temperata nelle sale e al supercomputer. 
 

Abbiamo fatto qualche domanda sulle attività in corso a Davide Petrilli, capo cantiere Cefla.