I buchi neri riescono ad ostacolare la nascita di nuove stelle, anche a
distanza di milioni di anni luce. Un progetto di ricerca
computazionale condotto da un gruppo di scienziati dell'Università di
Bologna (Massimo
Gaspari, Claudio Melioli, Fabrizio Brighenti, Annibale D'Ercole) ha finalmente spiegato perché l'universo sia più povero di stelle e un
po' più vecchio di quanto si pensasse. I dati inviati dai satelliti mostrano da anni che le nascite di nuove
galassie sono piuttosto rare e le galassie già presenti sono più piccole
e "vecchie" di quanto ci si attenderebbe. La comunità scientifica ha
attribuito da subito la causa di questa situazione ai buchi neri, ma
nessuno è stato in grado di dimostrarlo. Fino ad oggi.I ricercatori dell'ateneo bolognese,
infatti, sono riusciti a formulare un modello matematico che, grazie ai
supercomputer del Cineca, ha dato una spiegazione scientifica al
fenomeno.
Oltre a risucchiare grandissime quantità di materia, i buchi neri
proiettano, ad intervalli regolari, getti di gas rovente ad altissima
velocità, capaci di penetrare l'ammasso per milioni di anni luce,
riscaldandolo e compensando così il calore disperso nello spazio
esterno. In sostanza mantengono la temperatura dell'ammasso galattico
sufficientemente alta da impedirne l'addensarsi in nuove stelle.
Il risultato del progetto sarà presto pubblicato sulla rivista
scientifica della Royal Astronomical Society.
- Maggiori informazioni sul progetto
- I supercomputer del Cineca a disposizione della ricerca
- Astrofisica al Cineca
- Il software disponibile sui supercomputer del Cineca per la ricerca in astrofisica

